Il blog chiuderà per un periodo di tempo imprecisato.
Grazie agli utenti che hanno apprezzato i miei racconti.
The end
27 marzo 2012
Incubus 2 – Buio
25 marzo 2012
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Mi sono scorticato la schiena, appoggiandomi al muro.
Dopo essermi addormentato un incubo ha turbato il mio sonno e mi sono svegliato di scatto.
Dimenticandomi dove mi trovavo, ho cercato di alzarmi in piedi ed ho sbattuto la testa al soffitto.
A quel punto sono caduto all’indietro ed ho raschiato la schiena contro la parete ruvida; ho provato a chiedere aiuto ma non ho ricevuto risposta.
Solo quando mi hanno portato quella schifezza da mangiare il mio carceriere si è accorto della situazione e, in tutta risposta, mi ha versato la brodaglia bollente e salata sulla schiena.
Mi sono contorto dal dolore per parecchio tempo, prima di svenire.
Sarebbe da ridere, un incubo mi ha svegliato ed un incubo continua a tormentarmi nella realtà.
Il guaio di questo posto, oltre alle ovvie condizioni disumane che sono costretto a sopportare, è che non posso fare altro che pensare, pensare e pensare.
In uno di questi momenti di lucidità mentale mi sono posto una domanda: come ha fatto l’aguzzino a vedere la mia schiena sanguinante?
Escludo la possibilità di avere una telecamera puntata su di me perchè se ne sarebbe accorto ben prima della periodica consegna del pasto.
Potrebbe indossare un visore notturno?
Se così fosse si spiegherebbe perchè, quando la piccola porta si apre, non veda il benchè minimo segno di traccia luminosa.
Posso anche supporre che, qua dentro, non siano presenti microfoni.
In effetti, tastando il muro, le mie dita non hanno rilevato la presenza di irregolarità, fatta eccezione per la ruvidezza naturale del muro.
Quindi la voce che sento proviene da un individuo all’altra estremità della porta e non da un altoparlante?
Lui ed il carceriere saranno la stessa persona?
Se almeno avessi ancora abbastanza forza nelle braccia potrei azzardare di afferrare quell’energumeno ma poi?
Potrebbe essere armato, oppure ci potrebbe essere un altro losco individuo a guardargli le spalle.
Meglio aspettare ma quanto durerà questa situazione?
Giungerò mai ad una fine senza rimetterci la vita?
La mia routine prosegue, dopo qualche attimo dedicato ai miei pensieri ecco che questa tombale quiete viene nuovamente interrotta dalla consegna del cibo.
Quando mi hanno portato da mangiare ho chiesto più acqua.
Ebbene sono stato accontentato perchè, dopo pochi istanti, ho ricevuto ben due bicchieri; sempre lerci e puzzolenti ma non mi sembra il caso di fare gli schizzinosi.
Comunque mi hanno incastrato in un tranello, la voce ha detto che solo uno di essi contiene acqua, nell’altro c’è dell’acido solforico.
Purtroppo questa sostanza è inodore, quindi non posso servirmi dell’olfatto per ricavare un indizio utile a riconoscerlo.
E’ anche incolore ma, essendoci buio pesto, non rappresenta un ostacolo non poterlo studiare con la vista.
Non ne conosco la concentrazione, perciò non ho nemmeno modo di sapere se rischio una semplice irritazione oppure una grave ustione.
Ma, in fin dei conti, dovrebbe importarmene qualcosa?
Ho chiesto io stesso di essere ucciso per non dover continuare a soffrire in questo modo, perchè ora che ho la possibilità di mettere fine a tutto ciò sto esitando?
Forse mi stavo ingannando da solo, non sono affatto pronto a morire, dentro di me è sempre vivo un barlume di speranza che mi sostiene ma che mi illude anche.
Ho sete, desidero quel bicchiere d’acqua ma pretendo anche di non trangugiare il mio ultimo sorso.
Sono diventato avido o sto solo umanamente aspirando ad una legittima sopravvivenza?
Un pensiero ha fatto capolino nella mia mente, non è il massimo ma potrebbe consentirmi di districarmi da questo amletico dilemma.
Infilerò un dito in un bicchiere e, nel caso facessi una scelta errata, me lo strapperei a morsi.
Dovrò essere rapido perchè, dalla pelle, potrebbe colarmi in bocca qualche goccia dell’acido.
Senza esitare, la mascella si dovrà serrare con decisione, dovrò resistere a qualsiasi dolore mi si parerà davanti ed essere tempestivamente pronto a tamponare, con la lingua, la fuoriuscita di sangue dal moncherino.
Basta indugiare, di fronte a me ci sono solo due bicchieri: quello destro e quello sinistro.
Il mignolo della mia mano destra, quella non dominante, è pronto ad essere sacrificato per il bene di tutto il resto del corpo.
E’ solo un dito, è solo carne da macello.
Colloquio di lavoro 2
24 marzo 2012
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Selezionatore: “…’giorno”
Candidato: “buongiorno”
S: “lei è qui per quel maneggio che cerca un dipendente che pulisca le stalle, giusto?”
C: “sì giusto, è proprio quello”
S: “le piace stare a contatto con la natura?”
C: “sì, mi sento fortunato ad aver trovato un lavoro simile”
S: “ok, ha commesso qualche reato ultimamente?”
C: “reato?”
S: “sì”
C: “assolutamente no, mai in vita mia, non ho mai preso nemmeno una multa sull’autobus”
S: “fa uso di droghe?”
C: “no no”
S: “bene alcool abitualmente?”
C: “no anzi, sono astemio”
S: “ho capito”
C: “…”
S: “bene, può andare, grazie lo stesso”
C: “è andata male?”
S: “beh sì”
C: “scusi ma perchè?”
S: “non beve, non fa uso di droghe ed ha la fedina penale pulita”
C: “e non va bene?”
S: “no, per quella mansione cerchiamo tossicodipendenti, alcolizzati, ex carcerati”
C: “ma…”
S: “lei è fortunato”
C: “fortunato?”
S: “sì, può essere assunto da chiunque”
C: “ma se è da tre anni che cerco lavoro?”
S: “non è un problema mio”
C: “in pratica io non mi sono mai drogato, non ho mai investito qualcuno con l’auto mentre ero ubriaco ed ottengo di essere rifiutato per un lavoro che nessuno vuole?”
S: “certo, è così strano?”
C: “sì, pensavo che la cosa più importante fosse essere stati sempre onesti”
S: “ahahah, vedo per lei un futuro da cabarettista”
C: “io invece vedo per lei un presente da coglione”
Il Condominio 2 – Chi la fa l’aspetti e poi lo restituirsca
23 marzo 2012
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Ho trascorso la mia prima notte al Condominio.
Quando sono arrivato, ieri, i vicini di casa sono stati tutti molto gentili.
Uispo, ad esempio, mi ha venduto delle foto della signora Galma Terfelli mentre si faceva la doccia.
Il porcinaio mi ha riferito che il signor Centero Fallappio ed il signor Zaklo Sdambai è lo stesso individuo ma con una doppia personalità; così succede che, nei giorni dispari, alloggi al numero 9 e, nei giorni pari, al numero 10.
Lamministratore mi ha concesso la rateizzazione della mia prima megabolletta della luce, anche se non ho stipulato un contratto di fornitura a mio nome; davvero molto previdente.
Non mi devo nemmeno preoccupare della pulizia di casa perchè, se lascio la porta e la finestra aperta, ci pensano Salknei ed Hertisfu a ripulire tutto.
Dal momento che nessuno di noi lavora possiamo trascorrere tutto il nostro tempo a farci dispetti a vicenda.
Io ho esordito con la classica strisciata del tavolo sul pavimento, per urtare i nervi del porcinaio durante il pisolino da abbiocco.
Lui, per contraccambiare, ha affisso nella bacheca condominiale una foto che riprende me mentre mangio il panino, ripieno di carne macinata, della signora Ferenzia Wellop.
Non sarebbe stato un grosso imbarazzo se, successivamente, non avessi scoperto che, in realtà, quella carne era la pappa di Ghigù.
Comunque, detto tra noi, mi è piaciuto abbastanza.
Adesso dovrò aspettarmi la mossa dell’inquilina del numero 2; meglio stare all’erta, soprattutto a Ghigù.
Affamato com’era si è mangiato il cibo di Oisax ed ora anche il secondo gatto sarà pronto a dare battaglia.
Ho sonno ma devo resistere, ho sentito dei passi felpati sulla scala antincendio.
Dovete sapere che, per entrare nei nostri alloggi, dobbiamo utilizzare una scala esterna che si trova nel cortile interno del Condominio.
Io, trovandomi al primo piano, devo utilizzare solo una rampa ma il pericolo è sempre in agguato.
La signora Asmala Vebiutti mi ha raccontato che, quando arrivò lei, come scherzo tagliarono una sezione dell’ultimo gradino dell’ultima rampa.
Come conseguenza di ciò rotolò dal terzo piano fino al piano terro, rompendosi l’osso del collo.
Adesso sta meglio ma, ogni tanto, capita che la testa le si girì nel senso opposto a quello della camminata.
Così succede che o la prendono per una maleducata o la prendono a calci nelle rotule.
Quanto avrei voluto esserci, mi sono perso un momento clou della vita sociale del Condominio.
La notte del demonio – Capitolo 3 – Causa ed effetto
22 marzo 2012
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A Bardi tutti conoscevano Elisa e, anche se non gradiva molto esporsi al pubblico, ogni tanto riceveva la visita amichevole di una compaesana, per dialogare in compagnia sorseggiando una tazza di thè.
Stando al racconto di questa signora, durante l’ultima visita Elisa le mostrò il lavoro che stava svolgendo per Asmodeo e, dopo pochi istanti, si portò le mani nei capelli ed iniziò a strapparseli.
Dopo altre manifestazioni analoghe venne ricoverata in ospedale e, per qualche mese, fu seguita a domicilio dal dottor D. D., specialista psichiatrico.
Neanche basandosi sul referto finale la Chiesa si convinse che non fu nè l’incidente di Elisa nè quello dei genitori a cambiarla caratterialmente.
Sapete quando iniziarono ad escludere qualsiasi problema mentale?
Quando la povera ragazza si recò in chiesa e si accasciò sul lastricato, priva di sensi.
All’arrivo dell’ambulanza si svegliò ed iniziò a strappare a morsi le dita dei paramedici.
Non si recò in un luogo consacrato per pregare (ricordo che non era stata battezzata perchè neanche i genitori erano credenti ndanonimo) ma sono convinto che, in cuor suo, sperasse che quel luogo curasse quell’inspiegabile malessere interiore.
Non conosco nel dettaglio la versione del Pistis Sophia sul qual Elisa lavorò e nemmeno so che fine fece il volume una volta che Elisa lo consegnò ad Asmodeo.
Sono convinto, però, che fu quel lavoro a spingerla sul baratro della follia.
Dopo la sua morte il fascicolo medico venne consegnato al Papa e si ritenne che, molto probabilmente, non solo la procedura del dottor D. D. non servì a guarirla ma ne conseguì che il rituale dell’esorcismo venne praticato con colpevole ritardo, perchè nessun vescovo lo avrebbe autorizzato senza prima escludere ogni causa di natura mentale.
E’ vero che P. d’A. commise alcuni errori procedurali durante l’esorcismo ma, se tempestivamente diagnosticata, la possessione si sarebbe potuta contenere, senza giungere al tragico esito.
La colpa di ciò, almeno dal punto di vista di un profano, andrebbe ripartita tra l’inettitudine dello psichiatra che visitò Elisa e chi avrebbe avuto il potere di autorizzare tempestivamente il rito religioso.
Non sono un dottore ma molto difficilmente attribuirei alla salute mentale del soggetto i vuoti di memoria che causarono l’incidente stradale, anche in virtù del fatto che pure i genitori ne furono colpiti (questo secondo la testimonianza della madre di Elisa, rilasciata prima della propria morte ndanonimo).
Non è una curiosa coincidenza?
Forse tutti e tre i soggetti sono stati vittima, nello stesso giorno, di un attacco di schizofrenia che ha impedito loro di ricordare come si guidasse un’auto?
Sono disponibile ad accettare le cause ereditarie ma non quelle temporali.
Sveglia!
A nessuno è passato per l’anticamera del cervello che sia stato un elemento esterno ad influenzare il comportamento dei soggetti alla guida dell’auto?
Incompetenti!
Scusate lo sfogo, ora mi calmo…
Non avrei dovuto reagire così ma sono decisamente allergico all’ottusità e ristrettezza mentale della gente.
Io non sono un credente ma, dopo aver letto il fascicolo e visionato le foto, mi sono ricreduto.
E’ per questo motivo che mi sto ammazzando di lavoro come uno schiavo, nessuno si è dannato l’anima quando avrebbe dovuto e potuto farlo; ora resto solo io a raccontare la verità.
[ANTEPRIMA] Incubus 1 – Agonia
21 marzo 2012
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Dalla lunghezza della barba posso affermare, con approssimativa certezza, di essere chiuso qua dentro da circa due mesi.
Sono nudo, sporco ed infreddolito, le dita delle mani e dei piedi sono intorpidite ed ho i crampi allo stomaco.
Le unghie stanno iniziando a dolermi, sono incarnite nella pelle, ho provato a mangiarmele ma mi sono tagliato la lingua e sento continuamente il sapore del sangue.
Credo di avere la febbre alta parchè la mente sta iniziando a farmi vedere e sentire cose che non esistono.
Ogni tanto ho l’impressione di osservare delle lucciole che svolazzano di fronte ai miei occhi ma, dopo un po’, mi rendo conto che sono illusioni.
Ho anche l’impressione di sentire un pezzo di musica classica, quello che fa la-la-la-la-là la-là la-là, come si chiama?
La prigione è buia, umida e stretta; provando a mettermi in ginocchio devo tenere la testa inclinata per non toccare il soffitto e, sdraiandomi per terra, riesco ad allungarmi solo per il verso della profondità.
In base a ciò posso dedurre che, la stanza, ha una superficie di un metro per due metri ed è alta circa novanta centimetri.
Sono stato esiliato in una bara di cemento e non so nè da chi nè perchè.
Una parete è più fredda al tatto, immagino che lì ci sia la piccola porta di metallo che serve ad isolare gli sventurati reclusi dall’ambiente esterno.
Ho perso la cognizione del tempo, all’inizio mi regolavo contando i secondi tra un pasto e l’altro ma, al terzo tentativo, ho desistito perchè, in fondo, che certezza ho che i tempi siano rispettati?
Non ho intravisto nemmeno uno spiraglio di luce, quando viene aperto lo sportello per umiliarmi con questa sbobba.
Ah già, il pasto…
Dentro una gamella che puzza di lercio mi viene servita una poltiglia salata con quelli che sembrano essere fagioli…o scarafaggi.
Da un bicchiere di vetro unto, e con il bordo scheggiato, trovo un leggero sollievo quando ingurgito con avidità quel goccio di acqua che mi viene concessa.
La sete è uno dei problemi maggiori che devo sopportare in questa anticamera dell’inferno.
Darei un braccio od una gamba per dei vestiti ed un piatto di spaghetti col sugo ma, per un po’ d’acqua, baratterei anche la vita.
Quando urino la faccio nelle mani, poi le porto alla bocca per tentare di dissetarmi un po’ ma peggioro la situazione, perchè la lingua lacerata mi brucia.
Ahhh come la desidero…voglio dell’acqua…
Datemi da bere, maledizione!
Voglio solo un po’ d’acqua, per favore…
Di nuovo lei!
Quella maledetta voce!
Ripete sempre la stessa frase: “…ti osservo…non puoi sfuggirmi…la prossima volta che verrò da te ti ucciderò”.
Fatela tacere o vi ammazzo tutti!
Vi scongiuro…basta!
Uccidetemi se volete ma fate in modo che non debba subire oltre questo supplizio.
Volete dei soldi?!
Non ne ho molti ma lavorerò e vi darò parte del mio stipendio!
Un rene?
Prendetevelo, è vostro…
Però vi supplico!
Uccidetemi o lasciatemi andare.
Non ricevo mai risposta, esisterà davvero quella voce oppure è un frutto della mia immaginazione?
E se tutto questo fosse un incubo?
Adesso proverò a contare fino a dieci e poi mi sveglierò nel mio caldo letto, osserverò la mia donna vicina a me con il braccio disteso sul mio petto, accarezzerò la testa del mio cane scodinzolante che sbava per la razione giornaliera di pappa, ascolterò le notizie alla radio in attesa di prepararmi per andare al lavoro.
Uno…due…tre…
Vedo ancora buio…
Quattro…cinque…
Silenzio!
Sento qualcosa…qualcuno…
Sei…sette…otto…
Ti prego Dio, fammi svegliare nel mio letto!
Nove…dieci…
Ti imploro!
Ahahah una luce, vedo una luce!
C’è un gabbiano…ed una palma…sento le onde del mare…sono sulla spiaggia!
No, di nuovo tutto nero!
Ridatemeli!
Pensate che abbia paura di morire?
No, è proprio il contrario: ho paura di vivere!

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